CAVALLOTTI

SPADE E GUANTONE UTILIZZATI NEL DUELLO CAVALLOTTI – MACOLA. LA SECONDA SCIABOLA DA DESTRA, CON LA PUNTA RITORTA, PROVOCÒ LA MORTE DI CAVALLOTTI 
Provenienza: Procura di Roma, 1934
Felice Cavallotti nacque a Milano il 6 ottobre 1842, da padre veneziano, impiegato alle finanze. L’infanzia di Cavallotti trascorse in un ambiente grigio e afflitto da difficoltà economiche. Di carattere vivacissimo e dotato d’ingegno, Cavallotti frequentò il liceo di Porta Nuova cimentandosi con le prime composizioni poetiche. Risalgono agli anni del liceo anche la passione politica e l’amore per il giornalismo. Abbandonando le posizioni filocavouriane abbracciate nel primo periodo di impegno politico, nel 1860, non ancora diciottenne, lasciò gli studi, fuggì di casa e si arruolò nei garibaldini, imbarcandosi con la spedizione Medici con la quale combatté a Milazzo. Conclusasi l’esperienza garibaldina tornò a Milano, riprese gli studi al liceo e s’iscrisse all’università di Pavia. Riemerse quindi la passione per il giornalismo e collaborò sia come redattore sia come direttore di diverse riviste. L’attività giornalistica, svolta con impeto e con accesa vena polemica e ironica, gli valsero numerosi processi, arresti, sequestri, condanne, ma gli fruttarono anche una notevole notorietà. Noto per la sua fede repubblicana, nel 1873 gli fu offerto dal partito radicale la candidatura in Parlamento. Eletto deputato, Cavallotti iniziò l’attività parlamentare che durerà ben venticinque anni. Dagli scranni del Parlamento, Cavallotti dimostrò di essere uno dei migliori oratori della Camera e si mise in luce per l’impegno politico a favore della riforma elettorale. Dal 1885 Cavallotti raggiunse una vastissima popolarità politica, amplificata anche dai numerosi duelli che affrontava a causa degli attacchi che rivolgeva ai suoi avversari. La fama di Cavallotti cominciò a scemare sotto il secondo governo di Rudinì, ma, dopo alcuni contatti con Zanardelli e Giolitti, alla fine del 1897, stabiliti con la speranza di un accordo che consentisse ai radicali di entrare nella maggioranza e nel governo, sembrava determinato a riprendere l’intensa attività politica. A porre fine alla carriera e alla vita di Felice Cavallotti intervenne un nuovo duello, il trentatreesimo della sua vita. A provocarlo fu il direttore del Gazzettino di Venezia, Ferruccio Macola, in precedenza grande ammiratore di Cavallotti. Eletto deputato, Macola si scontrò ripetutamente con l’antico amico, accusandolo, dalle pagine del Gazzettino, di assumere atteggiamenti politici ambigui. Entrambi determinati a rifiutare ogni ipotesi di rappacificazione, i due accettarono di sfidarsi a duello. I padrini di Macola pretesero che il duello dovesse combattersi con le spade e con l’uso del guantone. Cavallotti partiva svantaggiato rispetto all’avversario, che era di vent’anni più giovane, più alto di statura e molto più esperto nel maneggiare la spada. Nonostante l’opposizione dei padrini di Cavallotti, prevalse la proposta dello sfidato, Macola. Il duello si svolse fuori porta, nella villa della contessa Cellere, nel primo pomeriggio del 6 marzo 1898. Lo scontro durò pochi minuti, Macola si difendeva bene, a braccio teso, protetto dal guantone di cuoio, dagli affondi dello sfidante. Al terzo assalto, Cavallotti fu ferito alla bocca dalla punta della spada dell’avversario. L’arma penetrò nello spazio degli incisivi, persi da Cavallotti in un precedente duello, recidendogli la carotide. Egli ebbe solo il tempo di dire: "Cosa ghè?". Un fiotto di sangue sgorgò dalle labbra e, dopo pochi minuti, morì.