OMICIDI: caso Vizzardelli

14 reperti vizzardelli

OMICIDI: caso Vizzardelli
VITTIME: don Belardinelli, don Andrea Bruno, Livio Delfini, 
Bruno Veneziani, Giuseppe Bernardini
OMICIDA: William Vizzardelli
DATA DEGLI OMICIDI: dal 4 marzo al 29 dicembre 1938
CORPI DI REATO: due scuri, due pistole 

William Vizzardelli, figlio del direttore dell’Ufficio del Registro di Sarzana, aveva 14 anni quando commise il primo omicidio. Il 4 gennaio 1937 uccise a colpi di scure don Belardinelli, direttore del collegio Casa delle Missioni, dove il ragazzo frequentava la scuola di avviamento. Movente del delitto la vendetta per aver ricevuto uno schiaffo dal religioso. La seconda vittima fu il portinaio del collegio, don Andrea Bruno, testimone involontario, e per questo massacrato a colpi di scure. La terza e quarta vittima furono il barbiere Livio Delfini e l’autista Bruno Veneziani, i cui corpi furono rinvenuti in campagna la mattina del 20 agosto 1938. I due erano stati uccisi con due pistole diverse: una calibro 9 e una calibro 7,65. Il movente: Delfini, conoscendo il segreto di Vizzardelli, lo ricattava. Veneziani era lì per caso, come autista di Delfini.
La quinta vittima di Vizzardelli fu il guardiano dell’Ufficio del Registro, Giuseppe Bernardini. Il manico della scure era imbrattato da una sostanza zuccherina. Dalla cassaforte dell’ufficio, aperta senza segni di effrazioni, mancava la somma di 12.949 lire e 35 centesimi. 
Gli inquirenti convocarono il direttore dell’Ufficio del Registro, dottor Guido Vizzardelli, padre di William, che la sera prima aveva denunciato ai carabinieri la scomparsa del figlio sedicenne, poi ritirata dopo che il ragazzo aveva fatto rientro a casa in tarda notte. Ai carabinieri spiegò che il figlio era appassionato di chimica e spesso passava il tempo a distillare alcolici Gli inquirenti si insospettirono e iniziarono a indagare su William che tempo prima aveva mostrato ai compagni una scure del tipo di quella lasciata sul posto dell’ultimo delitto, arma utilizzata anche per gli omicidi del collegio. Prova schiacciante furono le chiavi insanguinate della cassaforte sottratte al padre trovate nelle sue tasche. Sottoposto a stringente interrogatorio, il giovane confessò, con impressionante freddezza, tutti i suoi delitti. Il furto dalla cassaforte sarebbe dovuto servire per espatriare in America, il guardiano era stato ucciso perché lo aveva sorpreso durante il furto. A quel punto William aveva colpito l’uomo con la scure, sul cui manico erano rimaste le tracce dello zucchero con cui distillava l’alcol nel buio della cantina.
Il processo si aprì a Genova il 19 settembre 1940. Giudicato colpevole dei cinque delitti e capace di intendere e di volere, a salvarlo dalla pena di morte fu la sua giovane età. Il 23 settembre successivo fu condannato all’ergastolo, condanna confermata in appello con sentenza del gennaio 1941. 
Rimase in carcere fino al 29 luglio 1968, quando ottenne la grazia dal presidente Saragat. La sera dell’11 agosto 1973, al compimento dei 51 anni, si lasciò morire dissanguato per dei tagli procuratisi al braccio e alla gola.