CARCERE: "malizie carcerarie"

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CARCERE: "malizie carcerarie"
 

La definizione di malizie carcerarie, utilizzata da Cesare Lombroso per indicare la furbizia del detenuto nel costruire armi rudimentali, per inventare nascondigli ove custodire lame, pezzi di vetro, rasoi, scatole col doppio fondo, stratagemmi per passare messaggi ad altri detenuti o all’esterno, è stata qui ripresa per un riferimento simbolico alle categorie lombrosiane dell’uomo delinquente.
Tra gli oggetti più curiosi la gabbia del canarino ove un detenuto aveva occultato una lama nella cassetta del miglio, il crocifisso che si apre in due e si trasforma in una pericolosa arma da punta, le tabacchiere con il doppio fondo che nascondono delle piccole lime, la lametta e il frammento di vetro inseriti in un pezzo di sapone, il frammento di legno su cui è stata posta una punta metallica che serviva a incidere tatuaggi, metodo sostituito in anni recenti da un marchingegno costruito con una penna biro e una batteria.
Per quanto riguarda le armi costruite artigianalmente, un’intera collezione dimostra che con una semplice lama, ricavata lavorando un pezzo di ferro o il manico di una posata, su cui viene posto un rozzo manico di legno, si ottiene un’arma da punta o da taglio.
Originali, poi, risultano i mezzi utilizzati per inviare corrispondenza clandestina: messaggi scritti su indumenti intimi, scatole di latta con il doppio fondo, gusci di noci o sigarette svuotate dal tabacco per occultare microscopici biglietti.
Gli oggetti esposti risalgono in un arco di tempo che va dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento.
Provenienza: diversi istituti penitenziari.